martedì 3 gennaio 2012

domenica 18 dicembre 2011

Cesaria Evora


sabato 3 dicembre 2011



Tra la legge e la leggenda

Amo perdere qualcosa, più che per ritrovarlo,
per lasciare una traccia a chi m' insegue,
forse perché amo farmi là raggiungere
dove non sono, mentre guardo il mare
che insinua tra le sue macerie il grido
del gabbiano e un nido tra la ruggine
perduto che galleggia tra le schegge,
al contrario del gran depistatore,
perché so che è difficile seguire
chi, indeciso sulla propria meta,
ma forse proprio in essa pesticciando,
si distrae dietro un viso, si nasconde
dietro il dito che indica le onde
che asciugano e bagnano la riva
del paese natale, la deriva
della luce che liquida ne assale
le sponde e nella mente la ravviva.

Amo confondere il cricchio del tarlo
a un andante di Mozart, mescolare
il passo del viandante per la via
con quello di chi risale le scale
a semicerchio della nostalgia.

Amo dimenticare il profumo della cedrina
su quello della tua pelle. Del tutto
ricordare la parte più obliata,
del frutto il seme ch' entro sé difende
la sua amarezza in duro tegumento.
Ma se mento, non mento che a me stesso
per dirti la verità che nello stesso
errore è celata, difesa, abbandonata
a crescere in se stessa, nelle proprie
contraddizioni elementari - è lì
che ogni due si unifica, nei suoi
seminali abbandoni.

Amo guardarti
mentre riveli in te una dolcezza
che è quella della fata che nascosta
tra gli alberi occheggia che nessuno
la segua andando verso il suo tugurio
arredato come una reggia se tu
ne precorri l' augurio coi tuoi occhi,
scheggia impazzita tra gli altri balocchi
del destino che l' uomo chiama vita.

Cammino dietro a poche cose, quelle
meno necessarie, le più volatili,
le meno rare. Forse in mano ad esse
è il codice per leggere il messaggio
che la legge ha lasciato sul tuo tavolo,
semiaperto, semicancellato,
fra terribilità e dolcezza.
Ma se tengo le mani ad un tempo
sui due telai, è che amo riprendere
dal secondo la tela che Penelope
sta sfacendo: è solo con quel filo
- altro non ne ho: l' aspo ne fu rapito -
che sull' altro ritesso la leggenda.
Tu che la leggi strappane la benda
dei segni che l' accertano o la mettono
in forse, perché, vedi, sotto sanguina.

PIERO BIGONGIARI

mercoledì 9 novembre 2011

ALLA SUA TIMIDA AMANTE

Avessimo abbastanza spazio, e tempo,
Il tuo riserbo non sarebbe un crimine,
Signora mia: potremmo accomodarci
E meditare in che modo trascorrere
Il lungo giorno, qui, del nostro amore.
Tu scoveresti il Gange e i suoi rubini,
Io le maree dell’Humber piangerei.
Io prima del Diluvio potrei amarti
Dieci anni interi, e tu, se vuoi, rifiùtati,
Finché non si convertano i Giudei.
Il mio amor vegetale crescerebbe
Più vasto, e anche più lento, d’un impero.
Cent’anni ci vorrebbero a lodare
I tuoi occhi, e ammirare la tua fronte.
Duecento ad adorare ciascun seno,
E trentamila, circa, tutto il resto:
Un’era, almeno, per ciascuna parte
(L’ultima solo per guardarti in cuore).
Perché, Signora, questo rango meriti,
Né io potrei amare una da meno.

Ma alle mie spalle di continuo sento
L’alato carro del tempo che incalza,
Mentre su tutto innanzi a noi si stendono
Gli ampi deserti dell’eternità.
Mai più la tua beltà sarà trovata,
Né echeggerà il mio canto fra le volte
Della tua tomba; i vermi assaggeranno
Quella serbata tua verginità;
Il tuo bizzarro onore sarà polvere,
E cenere, tutta la mia passione.
La tomba è un luogo splendido, e discreto,
Ma nessuno, mi sa, che là s’abbracci
Perciò noi, ora, finché giovinezza
Colora di rugiada la tua pelle,
Finché a ogni poro l’anima sospira
D’improvvise vampate le sue voglie,
Ora, finché possiamo, divertiamoci,
Come uccelli rapaci, ora, in amore,
Divoriamo veloci il nostro tempo
Prima che lui divori, lento, noi.
Tutto il nostro vigore, e la dolcezza,
Facciamone una palla, che i piaceri
Nostri trascini in furibonda lizza
Per le porte di ferro della vita;
Non possiamo fermare il nostro sole,
Però, se vuoi, noi lo faremo correre.

"To His Coy Mistress" - Andrew Marvell



domenica 30 ottobre 2011

"passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore"




mercoledì 19 ottobre 2011

AL MONDO

Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa' che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.

Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire

il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male sbozzolato
fossi io indigesto male fantasticante
male fantasticato mal pagato
e non tu, bello, non tu "santo" e "santificato"
un po' più in là, da lato, da lato.

Fa' di (ex-de-ob etc.)-sistere
e oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
fa' buonamente un po';
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.
Su, munchhausen.

Andrea Zanzotto
10 ottobre 1921
18 ottobre 2011



mercoledì 5 ottobre 2011

<< La tentazione è il desiderio di cadere>>